Per un «Arte» svizzero
Ma che cosa vogliono? Probabilmente è quanto hanno pensato i responsabili della SRG SSR idée suisse quando hanno saputo della proposta di un gruppo di esponenti del mondo politico e della cultura, guidati dall’ex direttore della Radiotelevisione romancia, Bernard Cathomas, di creare un nuovo canale televisivo nazionale, un canale comune per tutte le quattro parti del Paese.
L’idea parte addirittura dalla definizione della casa madre, che riporta nel marchio le belle parole „idée suisse“. Cathomas e i suoi amici immaginano un canale dove si trasmettono produzioni e discussioni provenienti da tutte le regioni del Paese, convenientemente tradotte. Un po’ come si fa a “Arte”.
Quando, grazie al programma Tard pour Bar trasmesso ultimamente dalla TSR, si scopre un importante scrittore svizzero tedesco come è Charles Lewinsky, si è contenti che egli padroneggi il francese. Se non conoscesse la lingua, non avremmo avuto la possibilità di vederlo.
Quanti film non conosciamo, quanti servizi di elevata qualità, solo perché non sono realizzati in altre lingue? Quante personalità di talento, perché non conoscono altre lingue? Creare uno spazio televisivo dove sia possibile superare questi ostacoli sarebbe una bella sfida.
L’impatto finanziario di un canale del genere sarebbe ridotto, poiché si potrebbe attingere alle risorse dei quattro studi televisivi esistenti; le traduzioni non causerebbero l’esplosione dei costi. Già che ci si prende la briga di sottotitolare una parte delle trasmissioni per i non udenti, il che è una buona cosa, perché non alzare ancora un poco la posta in gioco...
È chiaro che una tale offerta interesserebbe solo una parte degli spettatori. Ma anche altre realizzazioni della SRG-SSR si rivolgono solo a delle minoranze. Ostacolare ogni possibilità di scelta, anche se elitaria, frustra l’intelligenza di un popolo.
Un tale progetto da solo non potrebbe „salvare la Svizzera“ o „frenare la deriva delle regioni linguistiche“, come vorrebbero certi patrioti preoccupati. Non si deve esagerare. L’obbiettivo è più semplice, cioè che gli Svizzeri possano conoscere le proprie qualità, oltrepassando le frontiere linguistiche, con un atteggiamento aperto verso i nostri vicini e il vasto mondo.
